Scrivere mi è sempre piaciuto, da ragazzo come oggi. E col tempo ho scoperto che la cosa che mi riesce meglio è spiegare: prendere quello che conosco bene e metterlo sulla carta in modo semplice e chiaro, perché chiunque possa capirlo.
Ho avuto la fortuna di essere curioso, e di dovermi arrangiare spesso: così ho imparato tante cose diverse. E ho visto quanta fatica si fa, a volte, per qualcosa che nessuno ci ha mai spiegato. Capita a tutti; è capitato anche a me.
Sapere come funziona il mondo in cui viviamo cambia il modo di starci dentro. Non si è più soltanto spettatori: si può immaginare il proprio futuro e sceglierlo con la propria testa. Magari certe cose non le farai mai da solo, e va benissimo. Ma saperle ti rende più libero, mai di peso, e spesso d'aiuto a chi ti sta vicino.
Per questo i libri sono pensati per stare in mezzo al tavolo. Si leggono ad alta voce, si gioca, si monta un circuito che non si accende al primo colpo, si esce a cercare un masso inciso. Chi accompagna trova una pagina scritta apposta per lui, perché nessuno debba sapere già tutto: si impara insieme, ed è così che le cose restano.
Un libro aperto sul tavolo, e qualcuno accanto a cui fare domande.